Un invito a «pensare in cristiano», perché «un cristiano non pensa solo con la testa, pensa anche con il cuore e con lo spirito che ha dentro». Un invito particolarmente attuale in un contesto sociale dove si va sempre più insinuando «un pensiero debole, un pensiero uniforme, un pensiero pret-à-porter».
In Luca 21, 29-33 il Signore «con esempi semplici insegna ai discepoli a capire cosa succede». In questo caso Gesù invita a osservare «la pianta di fico e tutti gli alberi», perché quando germogliano si capisce che l’estate è vicina. In altri contesti il Signore usa esempi analoghi per rimproverare quei farisei che non vogliono capire «i segni dei tempi»; quelli che non vedono «il passo di Dio nella storia», nella storia del popolo d’Israele, nella storia del cuore dell’uomo, «nella storia dell’umanità».
L’insegnamento è che «Gesù con parole semplici ci incoraggia a pensare per capire». Ed è un incoraggiamento a pensare «non soltanto con la testa», ma anche «con il cuore, con lo spirito», con tutto noi stessi. È questo appunto il “pensare in cristiano”, per poter «capire i segni dei tempi». E quanti non capiscono, come avviene nel caso dei discepoli di Emmaus, sono definiti da Cristo «stolti e tardi di cuore». Perché colui che «non capisce le cose di Dio è una persona così», stolta e dura di comprendonio, mentre «il Signore vuole che noi capiamo cosa succede nel nostro cuore, nella nostra vita, nel mondo, nella storia»; e capiamo «cosa significa ciò che accade adesso». Infatti è nelle risposte a queste domande che possiamo individuare «i segni dei tempi».
Eppure non sempre le cose vanno così. C’è un nemico in agguato. È «lo spirito del mondo che ci fa altre proposte». Perché «non ci vuole popolo, ci vuole massa. Senza pensiero e senza libertà». Lo spirito del mondo, in sostanza, ci spinge lungo «una strada di uniformità, ma senza quello spirito che fa il corpo di un popolo», trattandoci «come se noi non avessimo la capacità di pensare, come persone non libere». C’è un determinato modo di pensare che deve essere imposto, «si fa la pubblicità di questo pensiero» e «si deve pensare» in tal modo. È «il pensiero uniforme, il pensiero uguale, il pensiero debole»; un pensiero purtroppo «così diffuso».
In pratica «lo spirito del mondo non vuole che noi ci chiediamo davanti a Dio: ma perché accade questo?». E per distrarci dalle domande essenziali, «ci propone un pensiero pret-à-porter, secondo i nostri gusti: io penso come mi piace». Questo modo di pensare «va bene» allo spirito del mondo; mentre quello che lui «non vuole è ciò che ci chiede Gesù: il pensiero libero, il pensiero di un uomo e di una donna che sono parte del popolo di Dio». Del resto, «la salvezza è stata proprio questa: farci popolo, popolo di Dio. Avere libertà». Perché «Gesù ci chiede di pensare liberamente, di pensare per capire cosa succede».
Certo «da soli non possiamo» fare tutto: «abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore, abbiamo bisogno dello Spirito Santo per capire i segni dei tempi». Infatti è proprio lo Spirito a donarci «l’intelligenza per capire». Si tratta di un regalo personale fatto a ogni uomo, grazie al quale «io devo capire perché accade questo a me» e «qual è la strada che il Signore vuole» per la mia vita.