Parlare male di qualcuno equivale a venderlo. Come fece Giuda, che vendette Gesù per trenta denari. «Mai parlare male di altre persone».
Giuda, uno degli amici di Gesù, non esita a venderlo ai capi dei sacerdoti. Gesù diventa come una mercanzia: è venduto. È venduto in quel momento e anche tante volte nel mercato della storia, nel mercato della vita, nel mercato della nostra vita.
Quando noi facciamo una scelta per i trenta denari, lasciamo Gesù da parte. Quando si va da un conoscente e il parlare diventa pettegolezzo, maldicenza, «questa è una vendita» e la persona al centro del nostro chiacchiericcio «diviene una mercanzia.
Non so perché ma c’è una gioia oscura nella chiacchiera». Si inizia con parole buone, «ma poi viene la chiacchiera. E si incomincia quello “spellare” l’altro». Ed è allora che dovremmo pensare che ogni volta che ci comportiamo così, «facciamo la stessa cosa che ha fatto Giuda», che quando andò dai capi dei sacerdoti per vendere Gesù, aveva il cuore chiuso, non aveva comprensione, non aveva amore, non aveva amicizia.
«Pensiamo e chiediamo perdono», perché quello che facciamo all’altro, all’amico, «lo facciamo a Gesù. Perché Gesù è in questo amico».
E se ci accorgiamo che il nostro parlare può fare del male a qualcuno, «preghiamo il Signore, parliamo col Signore di questo, per il bene dell’altro: Signore, aiutalo».
Non devo essere io «a fare giustizia con la mia lingua. Chiediamo questa grazia al Signore».

I testi che pubblichiamo sono una sintesi degli articoli de L’Osservatore Romano (ed. quotidiana) sulle omelie feriali pronunciate da Papa Francesco nelle messe celebrate nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

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