«Il Signore non ci salva con una lettera, con un decreto, ma ci ha salvato» e continua a salvarci con il «suo amore», restituendo agli uomini «dignità e speranza». Il significato più autentico della salvezza cristiana è quell’amore di Dio che attraverso il suo Figlio unigenito «si è fatto uno di noi, ha camminato con noi».
«Il Signore ci dà la dignità che abbiamo perduto. Una dignità che va avanti, fino all’incontro definitivo con lui. Questa è la strada della salvezza, e questo è bello: lo fa l’amore soltanto. Siamo degni, siamo donne e uomini di speranza».
Accade tuttavia che a volte «noi vogliamo salvare noi stessi e crediamo di farcela. “Io salvo me stesso!”. Non lo diciamo così, ma nella vita lo facciamo, così». Per esempio quando pensiamo: «Io mi salvo con i soldi. Sono sicuro, ho dei soldi, non c’è problema … Ho dignità: la dignità di una persona ricca». Ma tutto ciò «non basta. Pensiamo alla parabola del Vangelo, di quell’uomo che aveva il granaio tutto pieno e dice: “Ne farò un altro, per avere di più e poi dormirò tranquillo”. E il Signore gli risponde: “Sciocco! Questa sera morirai”.
Quella salvezza non va, è una salvezza provvisoria, una salvezza apparente», come quelle volte in cui ci illudiamo di «salvarci con la vanità, con l’orgoglio», credendoci «potenti», mascherando «la nostra povertà, i nostri peccati con la vanità, l’orgoglio»: tutte cose che finiscono, mentre la vera salvezza ha a che fare con la dignità e la speranza ricevute grazie all’amore di Dio che ha inviato il suo Figlio per salvarci.
«Signore, io credo. Credo nel Tuo amore. Credo che il Tuo amore mi abbia salvato. Credo che il Tuo amore mi abbia dato quella dignità che non avevo. Credo che il Tuo amore mi dia la speranza».
Ecco allora che diventa «bello credere nell’amore», perché «quella è la verità. È la verità della nostra vita».

I testi che pubblichiamo sono una sintesi degli articoli de L’Osservatore Romano (ed. quotidiana) sulle omelie feriali pronunciate da Papa Francesco nelle messe celebrate nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana